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Professione Allenatore mentale

Attività nata camminando nel bosco a Pecetto

È con grande piacere che scrivo questo pezzo per “Il Rosa” e racconto come sono diventato allenatore mentale. La mia professione consiste nell’aiutare le persone che voglio raggiungere i propri obiettivi personali o professionali. 

Settimanalmente lavoro con sportivi, musicisti, genitori o persone che vogliono capire: come gestire meglio le proprie emozioni; come vivere una vita più appagante; come riconoscere i propri punti di forza e i propri talenti; come capire quali sono i propri obiettivi; come predisporre un piano d’azione per raggiungere questi obiettivi e vivere una vita più appagante.
Cosa ci faccio io su questo giornale? In realtà sono macugnaghese doc. Ho vissuto a Macugnaga per tanti anni anche se ora abito e gestisco il mio studio a Massino Visconti. Quasi tutti i weekend salgo in montagna, tolgo i panni del coach per mettere quelli del ristoratore. Quassù con la mia famiglia, gestiamo da tanti anni un piccolo ristorantino in centro paese. Aiutare le persone, guidarle e far sì che ognuna possa trovare la propria strada è qualcosa che mi dà grande soddisfazione.

Portare i miei clienti dal punto A (situazione attuale) al punto B (situazione desiderata) richiede grande attenzione, ascolto e non giudizio. Ma come ci sono arrivato? Beh qui posso svelare un segreto: è Macugnaga che mi ha permesso di trovare la mia strada, in un momento in cui le cose non andavano come desideravo, o forse in un periodo in cui non sapevo ancora bene cosa volevo fare della mia vita e le domande che rimbalzavano nella mia mente erano: “Continuo a fare le gare di sci oppure mollo tutto tanto non sono un campione?” , “Voglio veramente frequentare la scuola alberghiera perché questo è il lavoro che la mia famiglia fa da generazioni, oppure io desidero fare altro?”.
Se mi fermo un attimo ora e guardo al mio passato, potrei tornare indietro e portare a quel diciassettenne di nome Matteo tutte le risposte che ho appreso crescendo e facendomi le ossa. Ma come in tutto, ho capito che ogni cosa arriva a suo tempo se siamo pronti e attenti a coglierla. È stata Macugnaga ad ispirarmi e indirizzarmi, anno dopo anno, verso la mia vita attuale e la professione che sto svolgendo. Se stai leggendo queste pagine, credo che anche tu come me frequenti la Valle Anzasca, con le sue montagne, i sui boschi, le sue cascate; i suoi repentini cambiamenti climatici; le persone che vivono qui tutto l’anno. In un momento in cui pensavo che l’unica soluzione era scappare da qui, andarmene via e provare a fare qualcosa di diverso, ho iniziato a capire che in realtà non volevo scappare da Macugnaga ma ben sì da me stesso. Ti è mai capitato di vedere persone che sembrano sempre in fuga, che non si fermano mai, che continuano a cambiare il colore dei capelli, il telefonino e tutto ciò che fa parte della loro vita? Se queste persone si fermassero un momento e iniziassero ad ascoltarsi, la prima cosa che forse potrebbero notare è che stanno cercando di scappare solo da se stesse, dai tanti pensieri che invadono le loro teste mandando in tilt i loro cervelli. In qualsiasi posto queste persone si trasferiscano, o qualsiasi attività iniziano, non si sentono mai soddisfatte e prima o poi quella vocina interna, che tutti noi abbiamo, torna a farsi sentire e quello che chiede di fare è: fermarsi un attimo e ascoltarla. È proprio così che io ho fatto anni fa mentre camminavo solo in un bosco a Pecetto. Ho lasciato il cellulare a casa e in compagnia di tutti i miei pensieri ho iniziato a camminare senza una meta, le gambe andavano da sole, come se avessi impostato un pilota automatico. Cosa ho iniziato a fare? Non so come, ma la mia mente ha smesso di pensare e si è concentrata solo sul presente, su quello che stavo vivendo in quel preciso istante. Tutto ciò che potevo vedere: i colori degli alberi, i loro tronchi irregolari, uno scoiattolo che scappava veloce e si nascondeva, le foglie che mosse dal vento che creavano quel suono unico e rilassante e poi gli uccellini che cinguettavano, il rumore delle mie scarpe sul terreno, il suono del mio fiato che diventava sempre più pesante man mano che la salita si faceva più impegnativa e poi i profumi del bosco, tanti e diversi. Non finivo più di rendermi conto di quante cose ci sono da osservare e notavo, quando la mia mente fosse più libera. Dopo qualche ora sono tornato a casa e forse per la prima volta mi sono sentito davvero bene, felice per nulla, ma consapevole che dentro di me (e dentro di te) si nasconde la possibilità di sentirti bene o male ogni giorno della tua vita. La nostra felicità dipende non tanto dagli avvenimenti che ci capitano ma da come noi decidiamo di affrontarli.

Ringrazio questi boschi che anche adesso, a distanza di tanti anni, sono per me fonte di ispirazione e almeno una volta alla settimana trovo il tempo per lasciarmi trasportare dalla loro saggezza.

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Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

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