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Il diavolo e l’acquasanta

Pochi sanno che il Crodino (“l’ analcolico biondo che fa impazzire il mondo”) sia figlio delle Alpi della Val d’Ossola. Prende infatti il nome da Crodo in Valle Antigorio, nel cuore delle Alpi Lepontine, ai piedi del Monte Cistella.

È stato “inventato” agli inizi degli anni ’60 del Novecento dall’enologo Maurizio Gozzelino sollecitato dall’imprenditore Piero Ginocchi, proprietario della “Terme di Crodo”, combinando le proprietà delle erbe aromatiche di montagna con le acque minerali che alimentavano le terme e lo stabilimento di imbottigliamento. Obiettivo: lanciare un nuovo aperitivo analcolico per un mercato benestante e di signore della buona società. Fu un successo, creando lavoro e benessere diffuso.

Per anni mio suocero, camionista, ha tirato grandi tre figlie partendo prima dell’alba dal Lago Maggiore, risalendo la valle, caricando il camion e portando Crodini e acqua minerale in tutta Italia. Come lui, molti altri.

Alternativo al Crodino e più popolare era il Campari soda, goloso e molto alcolico, che veniva venduto “a metro” o “a cassetta” nelle osterie e i muli portavano nei rifugi di montagna (una vulgata diffusa e radicata dice che “in Italia ne ha uccisi più il Campari dell’ autostrada”).

Già, il diavolo e l’acquasanta.

Oggi, ironia dell’ economia, la Campari ha prima comperato e poi venduto la società Terme di Crodo tenendosi il Crodino che si produce altrove, e fra le montagne si imbottigliano ora Lemonsoda e Oransoda. L’ ha spuntata il diavolo, ma il logo del Crodino rimane come orgoglio identitario di una valle alpina.

Nel 1986 Piero Ginocchi ha donato ai giovani volontari della Biblioteca Vittorio Resta di Crodo un fondo, come riconoscenza per l’aiuto ricevuto dagli abitanti nella sua avventura industriale. Con quei soldi è nato il “Centro Studi Piero Ginocchi” (animato da quarant’anni dall’infaticabile direttore Marco Mantovani e dai suoi collaboratori tutti volontari) come polo culturale della valle (e non solo!).
Ospita la Biblioteca “Vittorio Resta”, specializzata in fondi librari universitari; il teatro Brunello Fogagnoli; conserva il Museo Mineralogico Ossolano “Aldo Roggiani” e “Angelo Bianchi” e il Museo Nazionale delle Acque Minerali “Carlo Brazzorotto”.

Ha due Centri di Documentazione: quello di Angelo Del Boca, il più importante studioso del colonialismo italiano in Africa, che conta anche 2.400 volumi in lingua araba; e lo “Scriba”, ricco di immagini fotografiche e documenti di archivi famigliari e industriali.

Cose straordinarie accadono tra le montagne.

Alcune caratteristiche fanno de “Il Rosa” un caso unico sulle Alpi. Il giornale non viene venduto, ma inviato ad “abbonati” che hanno versato liberamente una quota di contributo oppure solamente hanno segnalato l’indirizzo. Da oltre cinquant'anni è forse il primo caso di free press sulle Alpi. E’ un giornale indipendente, non frutto di un’iniziativa imprenditoriale, né istituzionale.

Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

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