Trails to Freedom 2026
Nel primo pomeriggio di Domenica 30 agosto abbiamo incontrato il gruppo del “Trails to Freedom” qualche tornate più in alto del bivacco Lanti (2.125 m), di proprietà della Sezione CAI Macugnaga. La struttura, inaugurata agli inizi degli anni ’70, è posizionata nei prati del Ratuligher, in titsch “luogo per il riposo del bestiame circondato dai rododendri”, ed è stata dedicata alla memoria di Emiliano Lanti, ultimo pastore della Valle Quarazza a caricare l’alpe.
Nel 2019, l’edificio, che si trova sul tracciato del TMR e del Sentiero Italia CAI, è stato rimodernato grazie ai fondi regionali del PSR e ora il bivacco è costituito da legno rivestito in lamiera, ha un pannello solare per l’illuminazione e una presa USB.
Quest’anno a percorrere la storica via di fuga da Biella a Macugnaga c’era anche la figlia di Ron Fitzgerald, Shane, con suo marito e i loro tre figli, oltre ad altri parenti del prigioniero.
La storia è iniziata nel giugno 1940, quando cinque giovani australiani (Carl e Paul Carrigan, Ron Fitzgerald, Ron MacIntosh e Lloyd Ledingham) originari del Nuovo Galles del Sud decisero di arruolarsi nell’esercito al Moore Park a Sydney. Una volta trasferiti in Libia con la 6° divisione combatterono per appena quattro giorni prima di essere catturati dalle forze di Rommel e di essere condotti a Bengasi, dove gli italiani erano responsabili dei prigionieri.
Dopo aver lasciato la Libia furono condotti a Napoli e successivamente negli Appennini, dove vennero riuniti ad altri prigionieri britannici; il 17 luglio 1941 raggiunsero Bolzano e nell’ottobre dello stesso anno vennero spostati nuovamente al campo di raccolta di Grupignano (15 km da Udine). Dopo diciotto mesi furono trasferiti nuovamente vicino a Vercelli per soddisfare la scarsa manodopera agricola e a seguito dell’armistizio, molti dei prigionieri presero la via delle Alpi Pennine per raggiungere la salvezza in Svizzera: così fece anche il gruppo che dovette affrontare il lungo e difficile itinerario; ad eccezione di Ron MacIntosh, catturato dai tedeschi.
“Mi sento molto bene. È interessante realizzare quanto sia stato duro camminare, perché non avevo idea di che cosa ha dovuto affrontare mio padre in quei giorni”, spiega la figlia Shane durante l’ultimo giorno del trekking a Macugnaga. “Non immaginavo quanto fossero alte le montagne che ci hanno accompagnato, visto che abitiamo in una zona molto pianeggiante. La parte migliore del tour è stata sicuramente la discesa e il poter ammirare il paesaggio che ci circondava, prima di risalire nuovamente i ripidi sentieri”.
I quattro amici attraversarono il confine elvetico il 3 ottobre 1943, alle due di notte, e dopo il soggiorno ad Adelboden vennero trasferiti nella regione dei laghi vicino a Zurigo: “in Svizzera mio papà ha imparato a sciare è molto spesso parlava di quando gli hanno caricato un pesante zaino in spalla e con poco allenamento gli hanno messo degli sci ai piedi. Era terrificato, perché si trattava della prima volta che indossava dei lunghi bastoni di legno ai piedi e vedeva la neve. Ripeteva che non avrebbe mai più praticato quella disciplina”, ricorda scherzosamente la figlia. Il gruppo dei quattro prigionieri rimase in Svizzera fino al 27 ottobre 1944 e il mese successivo venne rimpatriato in Australia.
Il “Trails to Freedom”, che è stato ideato da Simon Tancred per ripercorrere le vicende di Carl e Paul Carrigan, Ron Fitzgerald e Lloyd Ledingham, non è solamente la storia di quattro ragazzi e di quattro amici provenienti dalla stessa zona, ma soprattutto è la storia comune di giovani partiti da casa con l’idea di difendere la propria patria, i quali nel momento della prigionia hanno trovato nella comunità locale un aiuto e un supporto; uomini e donne che rivedevano nei soldati ANZAC i loro figli che combattevano in Russia o in Africa.
Per questo motivo, nella giornata di Lunedì 31 agosto, il gruppo è stato accolto in piazza Macugnaga dai nostri redattori (Giulio Frangioni e Mauro Martinengo Ndr), dal consigliere comunale Alberto Pala, dal Presidente del CAI Piemonte Bruno Migliorati e dall’ex Presidente del CAI Macugnaga Antonio Bovo.
Dopo la salita al rifugio Zamboni-Zappa di proprietà della SEM-CAI, alla famiglia di Shane è stata donata una targa per ricordare questa pagina di storia che lega profondamente Italia e Australia, ma soprattutto la figura del passatore. Una cerimonia avvenuta in un luogo iconico, reso ancora più significativo dal fatto che la stessa SEM annovera tra i suoi soci Ettore Castiglioni, figura simbolo che aiutò moltissime persone a varcare il confine.