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La mitica Patrouille des Glaciers anche un po’ bleniese

È la gara Regina di sci alpinismo in Svizzera, dal lontano 1943, quando fu creata durante la Seconda Guerra mondiale allo scopo di testare ed esercitare le capacità alpine dei soldati.

Col passare degli anni, ha lasciato la dimensione prettamente militare per assumere quella di una sfida sportiva tra le più dure e iconiche al mondo, aperta a scialpinisti esperti e in cui due aspetti sono strettamente legati e imprescindibili: tradizione alpina e spirito di squadra. Si gareggia infatti in pattuglie da tre membri.
I tracciati attraversano ghiacciai, percorrono ripide creste e passi alpini; è una gara temibile e affascinante al tempo stesso. Ogni due anni attira appassionati da ogni dove. È diventata un mito. Impossibile non averne sentito parlare, anche per chi, come me, non pratica lo sci alpinismo ma frequenta la montagna. A me non resta che guardare con ammirazione le imprese degli altri. Se poi li conosci, l’impresa si fa un po’ più vicina e reale. Abbiamo saputo che tre bleniesi, lo scorso 16 aprile, vi hanno partecipato, dopo essersi allenati con assiduità per lungo tempo. Sono Damiano del Pietro di Dangio (capo pattuglia), Graziano Gianora di Acquarossa ed Enea Toschini anch’egli di Acquarossa. Le squadre iscritte erano ben 297, 280 quelle effettivamente partite e 264 quelle giunte al traguardo. I tre bleniesi si sono distinti con un’ottima prestazione, chiudendo al 37° rango di giornata con il tempo di 6 ore e 1 minuto. Un risultato di rilievo, che però racconta solo in parte la loro storia. Per loro, infatti, il cuore dell’esperienza non è mai stato il piazzamento. Li abbiamo avvicinati per farci raccontare come hanno vissuto questo periodo e le loro emozioni.

“C’è chi corre per il cronometro e chi corre per il gusto di esserci; noi abbiamo scelto la seconda” ci dicono all’unisono, facendo subito intendere il sentimento con il quale si sono iscritti alla leggendaria Patrouille des Glaciers e vi hanno partecipato. Il trio, con il nome di 3BlenioTal, ha affrontato la versione “corta” del percorso, da Arolla a Verbier (A1): 30 chilometri di sviluppo e 2200 metri di dislivello, immersi in un ambiente alpino tanto spettacolare quanto impegnativo. “Per noi, sin dall’inizio, non era il tempo né la prestazione l’obiettivo - raccontano dopo l’impresa - ma vivere ogni istante, condividere la fatica e godersi il viaggio”. E così è stato: tra creste luminose, silenzi sospesi e panorami maestosi delle Alpi vallesane, “ogni passo sugli sci ha avuto il sapore di qualcosa di unico”.

Più che una preparazione tradizionale, è stata la passione a guidarli. L’attesa della gara si è trasformata in uno stimolo continuo a salire in montagna, alla ricerca di itinerari impegnativi ma appaganti, dove la fatica si intreccia con la bellezza. “Giri scelti non solo per allenare il corpo, ma per nutrire lo spirito – ci raccontano - Ore sugli sci tra silenzi, neve fresca e luce invernale, accompagnati da quella sensazione di libertà che rende lo sci alpinismo qualcosa di difficile da spiegare, ma immediato da vivere”.

Le condizioni ideali trovate il giorno della gara hanno completato il quadro, permettendo ai tre amici di affrontare la sfida con intensità e leggerezza, quasi “sospesi tra sforzo e meraviglia”. Ma, chiediamo noi curiose: non avete mai provato attimi di paura o apprensione? “No – ci risponde Graziano – tutto il tracciato era messo in sicurezza, anche se abbiamo notato che alcuni partecipanti incontravano difficoltà in certi tratti, soprattutto a causa della neve molto gelata al mattino presto e, forse, anche per l’utilizzo di materiali da gara, studiati per essere più leggeri, a discapito della sicurezza in discesa. E ogni tanto – sorridono – tra noi ci guardavamo e ci chiedevamo: ma ne vale davvero così la pena?”

A fine prova, il loro viaggio non si è ancora concluso: hanno infatti voluto sostenere l’arrivo di un altro convallerano e amico, Luca Lanini residente a Corzoeso Piano, che con la sua squadra i “Maselu” ha affrontato la ben più impegnativa e leggendaria “lunga” da Zermatt a Verbier (Z1). Insieme al suo gruppo, Lanini ha portato a termine con grande determinazione i 58 chilometri e 4400 metri di dislivello, impiegando circa 16 ore – “una prova severa e talvolta ingrata, affrontata con caparbietà e spirito di squadra”, commentano i nostri tre interlocutori. “Un traguardo raggiunto insieme, suggellato dall’abbraccio finale che, a noi presenti per sostenerli al loro arrivo, ha trasmesso un profondo rispetto per ciò che avevano appena compiuto. Un gesto percepito come simbolo di unità, rispetto e consapevolezza del percorso portato a termine. Qualcosa di davvero speciale”.

Presente alla manifestazione anche un altro convallerano, Fabiano Vanza residente a Ponto Valentino, che con il suo team Quint’eam ha preso parte alla Arolla–Verbier (A2) corsa il sabato. “Noi non eravamo presenti – ci raccontano ancora – ma crediamo, e ne siamo certi, che sia stata davvero una giornata particolare per loro, caratterizzata da una presenza ancora più numerosa di pubblico lungo il percorso, capace di rendere l’atmosfera ancora più viva e coinvolgente e di trasformare la gara in una vera festa della montagna, peraltro molto sentita e riconosciuta nella regione”, concludono Del Pietro, Gianora e Toschini, con quella luce di entusiasmo che, ancora a distanza di giorni, fa brillare i loro occhi.

Un’esperienza condivisa dai nostri bleniesi, vissuta a più livelli ma unita dallo stesso filo conduttore: la passione per la montagna. Complimenti dunque a tutti loro, amici prima ancora che atleti, capaci di trasformare una gara estrema e affascinante in un vero racconto di vita. 

L’augurio è quello di rivederli presto su nuovi percorsi, verso nuove vette, sempre con lo stesso entusiasmo e spirito.

Mara Zanetti Maestrani

© Voce di Blenio

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