Scout: una comunità accanto ai giovani nell’era digitale
Dal Piemonte alla Bergamasca, passando per città e piccoli centri, lo scoutismo continua a rappresentare uno spazio dedicato alla crescita di bambini e ragazzi. In un’epoca in cui smartphone, social network e vita digitale occupano una parte sempre maggiore del tempo dei più giovani, i gruppi scout propongono relazioni dirette, attività condivise, responsabilità e un rapporto concreto con il territorio. È il caso dello Zogno1, in Valle Brembana, dove Leandro Rinaldi, 26enne zognese, dopo essere cresciuto come scout ha scelto di diventare educatore.
Una presenza che attraversa i territori
In Piemonte sono 104 i gruppi locali AGESCI, distribuiti in nove zone regionali, con circa 10 mila soci tra bambini, ragazzi e capi adulti. In Lombardia i gruppi AGESCI sono 183, ai quali si aggiungono le realtà di associazioni come CNGEI e FSE.
Nella provincia di Bergamo sono 23 i gruppi delle due principali associazioni nazionali: 19 dell’AGESCI e quattro del CNGEI. Tra quelli dell’AGESCI Zona Bergamo c’è anche lo Zogno1, realtà che raccoglie bambini e ragazzi provenienti anche da altri comuni della valle.

Da scout a educatore
Per Leandro il percorso è iniziato nel 2008, quando aveva otto anni: «Mia mamma aveva iscritto me e mio fratello al gruppo Zogno1. Immagino volesse farci fare un’esperienza legata alla natura e con gli altri bambini che conoscevamo e che già erano parte degli scout».
Dopo una pausa intorno ai 13 anni, a 17 è tornato nel gruppo come aiuto capo con i lupetti: «Avevo scoperto che mi piaceva stare e lavorare con i bambini e credevo potesse essere un’ottima occasione per ridare qualcosa al gruppo del tanto che questo aveva dato a me».
Oggi, insieme ad altri tre capi, si occupa proprio dei lupetti, la fascia dagli 8 ai 12 anni. Nel Branco sono circa trenta i bambini, mentre complessivamente lo Zogno1 conta un centinaio di persone, di cui una quindicina di capi.
Una comunità legata alla Valle Brembana
Il gruppo comprende Branco, Reparto e Noviziato più Clan e coinvolge ragazzi anche dalla Val Serina, dalla Valle Imagna, da San Pellegrino Terme e Villa d’Almè. «Questa tendenza si è amplificata negli ultimi anni, diciamo da dopo la pandemia» - ha raccontato Rinaldi.
A Zogno il gruppo dispone anche di una base in località Carnito, all’interno di un’ex scuola, utilizzata per le attività e per ospitare gruppi provenienti da altri territori o anche dall’estero: «Essere scout in Valle Brembana credo rappresenti una sorta di punto fisso» - ha affermato il giovane, sottolineando il rapporto con un territorio che permette di raggiungere in pochi minuti prati, boschi e corsi d’acqua.

Oltre lo schermo
In questo contesto, lo scoutismo si confronta anche con una generazione cresciuta con smartphone e social. «Credo che un genitore scelga gli scout anche per via della contrapposizione con il mondo digitale. Non voglio dire che viviamo all’età della pietra, però cerchiamo sempre di prenderci i nostri spazi e di costruire un modo di vivere meno frenetico e più a misura di ragazzi e bambini».
Per il 26enne, la natura resta uno degli elementi fondamentali: «Nel giro di minuti possiamo andare in un prato, in un bosco, in riva a un fiume e la quiete che troviamo è impagabile».
Crescere attraverso l’autonomia
Tra le esperienze più significative ci sono i campi estivi: «Una settimana lontani dalla famiglia e circondati da una trentina di altri coetanei e nella natura li porta a vivere esperienze che altrimenti non farebbero mai»- ha raccontato il giovane educatore.
Lo scopo è anche accompagnare i ragazzi verso una maggiore autonomia, affidando loro responsabilità sempre più grandi. «Per noi educare vuol dire accompagnare i bambini. Non siamo genitori e non vogliamo sostituirci a loro, siamo più fratelli maggiori con cui vivere esperienze, confrontarsi, creare gruppo e crescere».
I ragazzi, però, sono cambiati rispetto alla generazione di Leandro: «Sono meno inclini a concentrarsi su un unico compito e cercano sempre l’alternativa più gradevole se qualcosa non va subito loro a genio. D’altro canto, proprio per la grande quantità di informazioni a cui sono esposti, credo che tanti siano molto più svegli di quanto non fossimo alla loro età».
Rinaldi: «Gli scout mi hanno cambiato»
Essere educatore significa anche assumersi una responsabilità nei confronti dei più giovani: «Gli scout mi hanno cambiato nel profondo, soprattutto gli ultimi nove anni vissuti da capo. È un’esperienza molto formativa, che mi ha portato a essere più consapevole di quanto le mie azioni possano incidere sugli altri e sulla crescita di persone che si porteranno dentro ciò che vivono con noi».
Un impegno che richiede tempo, tra riunioni, domeniche dedicate alle attività e uscite di più giorni. Ma Leandro non pensa di smettere: «Ciò che mi porta avanti sono soprattutto le relazioni, con gli altri capi e con i bambini. Si creano legami che a volte durano anni, ho un bel gruppo di amici e lo reputo una parte imprescindibile della mia vita».
E se gli scout non ci fossero più? «Perderei soprattutto l’occasione di crescere continuamente, di confrontarmi con persone e situazioni diverse. Di certo mi annoierei molto di più».
